OASE DER FARBEN UND DÜFTE

„Es war einmal vor vielen, vielen Jahren ein verzauberter Wald, in dem lebte eine Vielzahl von Tieren. Jedes Ding war durchdrungen von Harmonie, Friede und Ruhe, und alles entwickelte sich nach einem natürlichen Gang.“

aus: Der schlaue Fuchs
Bossa Bruno – 2014 – Fusta Ed., Saluzzo

Die Besucher werden empfangen im Botanischen Garten, der mit Pflanzenarten aus dem Po-Tal bepflanzt ist. Wir wollten ihn mit den uns täglich umgebenden Pflanzen gestalten, besonders mit denen aus den Piemonteser Alpen, die wild im Po-Tal wachsen.

Unter den 800 botanischen Arten des Po-Tals wurden die mit den auffälligsten Blüten ausgewählt und die mindestens eine Woche lang in Blüte stehen; weitere Arten wurden nach kulinarischen und volks-medizinischen Kriterien ausgesucht.

Die Pflanzen sind sowohl in Blumenkästen, auf dem Terrassengelände sowie auf freiem Feld in rekonstruierten Berg- und Gebirgs-Lebensräumen angesiedelt. So können sie während der Ausflüge einfacher beobachtet werden.
DIE PFLANZEN DES BOTANISCHEN GARTENS

Die über 200 Pflanzenarten wurden unter Berücksichtigung eines Besucherverkehrs gepflanzt. Im Vordergrund stehen die Kräuter, weiter hinten die Büsche und Bäume.

Jede Pflanze wurde nach deren spezifischen ökologischen Bedürfnissen ausgewählt.

Die Felsen aus der Gegend von Ostana bestehen aus Gneis und Kieselgestein, die keinerlei
Kalk freigeben. Dort wächst deshalb bevorzugt eine Flora , die auf saurem Boden gedeiht
(acidophile Pflanzen). Auch unsere Pflanzen sind zum größten Teil acidophil.

Einige Flächen des Botanischen Gartens wurden allerdings mit Kalk behandelt, um ein leicht alkalisches Bodenklima zu erreichen, damit wir auch Pflanzen, die Kalk benötigen, anbauen konnten (z.B. die Echte Bärentraube (uva ursina), die man im Po-Tal zwischen Crissolo und Pian Melzè findet. Dort gibt es dolomitischer Kalkstein, der Kalk an die Erde abgibt).

Die Anordnung der Pflanzen folgt den natürlichen Lichtverhältnissen der verschiedenen Zonen.

Die essbaren Wildpflanzen und die Heilpflanzen, die bei direkter Sonneneinstrahlung bessere Erträge bringen, sind zusammen am Eingang mit einigen Straucharten wie Johannis- und Stachelbeere, deren Früchte essbar sind, gepflanzt.

Unter den Heilpflanzen fehlt nicht die Schafgarbe (Achillea millefolium) mit diversen Arten. Andere genießbare Essenzen wie der Wilde Spinat, der Ampfer (Rumex) und die Brennessel brauchen einen besseren Nährboden. Wieder andere Kräuter, wie die Schwarzwurzel (Barba di becco) sind am Eingang gepflanzt, wo wir auch einige typische Arten der Gebirgszonen ausgesät haben wie Roggen und Buchweizen.

Für den zentralen Teil des Botanischen Gartens, sowohl auf der Terrassierung als auch zwischen den Felsen sind jene Arten ausgewählt, die wir auch an den steinigen Gebirgshängen bewundern. Ihre Plätze sind sehr sonnig, windig und trocken.

Der letzte Abschnitt des Gartens liegt im Schatten einiger Bäume. Hierfür wurden Arten angepflanzt, die ein kühles Ambiente vorziehen. Im unteren Teil gibt es die Zone der Heidekrautgewächse (Ericaceen). Neben ihnen wachsen einige Kräuter, die man auch im Gebirge neben Rhododendren und Heidelbeeren findet.

Am Ende der hölzernen Terrassierung, unter den großen Ahornbäumen, wurden typische Unterholzpflanzen gesetzt. Viele von diesen haben Blüten oder mindestens Blätter während der warmen Monate. Einige Zwiebelgewächse wie Glockenblumen (campanellini) und Hundszahn-Lilie (dente di cane) und kleine Heidekrautgewächse blühen vor der Blattentwicklung der Bäume, können daher die volle Frühlingssonne nutzen. Allerdings kann man sie nur in dieser Periode beobachten. Danach verschwinden sie gänzlich von der Erdoberfläche und ruhen bis zur nächsten Vegetationsperiode als Zwiebeln und Wurzelstöcke.

Im letzten Teil des Botanischen Gartens wird eine Sammlung von Glockenblumen verschiedener Arten der Familie der Campanulaceen gezeigt. Es sind Arten, die wir oft in kühlen Unterholzbereichen oder an frischen, nicht zu sonnigen Orten antreffen. Schließlich öffnet sich am Ende des Parcours eine Feuchtzone, in der sich Trollblumen (botton d’oro), Sumpf-Segge (carex) und Wollgras (Eriophorum) befinden.

 

LE PIANTE DEL BOSCO

Nome comune: CILIEGIO SELVATICO
Nome scientifico: Prunus avium L.
Nome occitano:
Famiglia : Rosaceae
Caratteristiche:
Albero di seconda grandezza alto fino a 20-25 m., deciduo, fusto rettilineo e slanciato, accrescimento rapido e poco longevo. E’ specie mesofila, da giovane di mezz’ombra.
La corteccia va dal grigio cinereo al rosso bruno, è sottile, liscia a brillante con evidenti lenticelle orizzontali nei giovani individui e si stacca in strisce orizzontali.
Le foglie sono semplici, alterne, ovali e appuntite con picciolo sviluppato. In autunno assume un’intensa colorazione rosso-arancio.
I fiori a cinque petali sono portati in fascetti peduncolati molto appariscenti, di colore bianco e sbocciano prima dell’emissione delle foglie.
I frutti sono piccole drupe rosse, le ciliegie. Sono più piccole ed acidule rispetto alle varietà coltivate.
Impieghi:
Il legno di colore bianco-giallognolo con tonalità rossicce è duro, di semplice lavorazione molto apprezzato esteticamente per la produzione di mobili e pavimenti e per lavori di intarsio ed ebanisteria. In passato si ottenevano pipe artigianali di pregio. Ha proprietà diuretiche, antiuriche, antigottose e leggermente lassative.
In fitoterapia si utilizzano la corteccia, le foglie e i fiori e in particolar modo i piccioli dei frutti, sia in infuso che decotto.
Curiosità:
A partire dall’età del bronzo la ciliegia è presente in molte parti d’Europa, ma la leggenda ne fa scaturire l’origine dalla città Cerasus (o Kerasos), sul Mar Nero, teatro nel 71 a. C. della battaglia dei Romani contro Mitridate, il re del Ponto. La ciliegia è così uno dei “bottini” di guerra del generale Licinio Lucullo. Assieme al Prunus cerasus è una delle due specie di ciliegio selvatico che sono all’origine delle varietà di ciliegio coltivato. Sono state selezionate anche numerose varietà ornamentali che privilegiano la fioritura con fiori sterili e molti petali. E’ pianta nutrice di numerose specie di farfalle e le drupe sono molto apprezzate dagli uccelli. Nella tradizione popolare è una pianta legata all’acqua e alla Luna.

Nome comune: ACERO DI MONTE
Nome scientifico: ACER pseudoplatanus L.
Nome occitano:
Famiglia : Aceraceae
Caratteristiche:
Albero di seconda grandezza alto fino a 30 m., deciduo, con portamento a cupola, fitto fogliame, di crescita rapida. Specie mesofila, predilige una buona umidità atmosferica.
La corteccia è di colore grigio-bruno, in gioventù è liscia mentre in età avanzata si sfoglia in falde irregolari.
Le foglie sono opposte, palmate, a 5 lobi ovali, acuti e dentati; la pagina superiore verde scuro e quella inferiore più chiara.
I fiori riuniti in pannocchie pendule sono giallo-verdastri e compaiono dopo la fogliazione.
I frutti sono disamare arcuate a forma di V.
Impieghi:
Il legno di colore bianco avorio è di facile lavorazione e viene utilizzato per la tranciatura, per parquet, in ebanisteria e per la fabbricazione di strumenti musicali, soprattutto archi.
Utile per la ricostruzione di boschi seminaturali e in arboricoltura da legno.
Pianta molto mellifera.
Curiosità:
Il nome generico deriva dal latino “acer”, col significato di “appuntito”, “aguzzo”; si allude probabilmente alle foglie dell’acero riccio a lobi dotati di vistosi denti acuminati; l’epiteto specifico deriva dal dal greco “pseúdos” falso, confondibile con “plátanos”, e questo da “platýs” = ampio, largo, è dovuto, sia per la forma delle foglie sia per la corteccia delle piante adulte che si desquama in placche, confondibile e somigliante al Platano.
Nella simbologia classica rappresenta il cosmo e le stagioni e costituisce un collegamento tra la terra e il cielo.

Nome comune: OLMO MONTANO
Nome scientifico: ULMUS glabra Hudson
Nome occitano:
Famiglia : Ulmaceae
Caratteristiche:
Albero di seconda grandezza, deciduo, fusto diritto , chioma ambia e rametti molto flessibili. E’ specie mesofila che esige un’elevata umidità atmosferica e non eccessiva esposizione alla luce. La corteccia è di colore grigio-bruno finemente fessurata.
Le foglie sono semplici, alterne, ellittiche, con margine dentato, asimmetriche alla base, ruvide al tatto e pelose su entrambe le pagine.
I fiori sono ermafroditi, presenti prima della fogliazione.
I frutti sono samare costituite da un seme rosato circondato da un’ala arrotondate di color giallo-verdastro.-
Impieghi:
Il legno, meno pregiato dell’olmo campestre, trova impiego nei lavori di ebanisteria e come combustibile anche se è difficile da fendere. Un tempo si usava per la fabbricazione di sedie, mozzi di ruote e parti soggette a forti sollecitazione. In fitoterapia si usano corteccia mediana, foglie e galle delle foglie
che hanno proprietà astringenti, cicatrizzanti, depurative, sudorifere e toniche.
Un tempo veniva utilizzato per la frasca come alimento per il bestiame. 
Curiosità:
E’ un legno resistentissimo alla sommersione ed un tempo era utilizzato per le condutture sotterranee dell’acqua. Oggi viene ancora impiegato in marineria per la sua durabilità se immerso in acqua, per chiglie di battelli, frangiflutti, bitte ecc.
Rispetto alle altre specie di olmi, quello montano è meno soggetto alla Grafiosi , una malattia causata da un fungo che è stato introdotto accidentalmente dall’America settentrionale e che ha decimato le altre specie del genere. Nella simbologia classica rappresenta la tristezza ed ha effetto antidemoniaco: il legno dell’olmo caccia via gli spiriti secondo le credenze popolari.

Nome comune: NOCE
Nome scientifico: Juglans regia L.
Nome occitano:
Famiglia : Junglandaceae
Caratteristiche:
Albero a foglie caduche alto fino a 15 mt. con tronco diritto e chioma tondeggiante. La corteccia è di colore bianco-cenere e liscia nei rami giovani, mentre il tronco è più scuro e fessurato
Le foglie sono grandi, alterne e composte da un numero dispari di foglioline (5,7 o 9), ovali-oblunghe.
I fiori maschili sono amenti penduli; quelli femminili sono isolati o raggruppati a due o a tre e sono formati dall’ovario.
I frutti, chiamati noci, sono formati da una parte esterna carnosa detta mallo e da una interna legnosa che contiene il seme detto gheriglio.
Impieghi:
Produce un legno duro, piacevolmente venato e dal colore caratteristico per la produzione di mobili, commercialmente noto in Italia come Noce nazionale. Il frutto è prevalentemente consumato come frutta secca. Le noci possono tuttavia essere tritate per ottenere un olio alimentare, dal sapore particolare, ma che tende ad irrancidire molto presto-
Il Noce viene usato in fitoterapia (le foglie) per le proprietà amaricanti, digestive, depurative, ipotensive, antinfiammatorie e antisettiche.
Curiosità:
Il nome deriva dall’antica Roma dove era chiamato ”Jovis gland” o “Juglans”, la “ghianda di Giove”, padre degli dei. Nel Medioevo si credeva che la pianta fosse legata al diavolo e che attorno ad essa avvenissero i sabba delle streghe a causa della presenza di alcune sostanze prodotte dalla pianta che limitano la vegetazione sotto la sua ombra. Le noci hanno costituito fin dai tempi più antichi, una notevole riserva di cibo per i meno abbienti, in quanto si conservano per molto tempo e potevano essere consumate anche nei giorni in cui la Chiesa prescriveva cibi di magro. E’ tradizione nel giorno di San Giovanni raccogliere i frutti ancora acerbi per confezionare un liquore casalingo, il nocino.

Nome comune: SAMBUCO
Nome scientifico: SAMBUCUS NIGRA L.
Nome occitano:
Famiglia : Capriloliaceae
Caratteristiche:
Arbusto a alberello che può superare i 5 mt. di altezza, caducifolio, con chima disordinata che tende ad allargarsi ad ombrello. I giovani rami sono verdi, quelli degli anni precedenti hanno color bruno-cenere. Ha crescita rapida e tende a diffondersi nel sottobosco dove trova condizioni adatte. Le foglie sono opposte, imparipennate, con foglioline ovali, acute, a margine dentato. I fiori sono molto appariscenti e profumati, riuniti in grandi corimbi bianchi appiattiti. I frutti sono piccole bacche tonde dal color nero-violaceo.
Impieghi:
Il legno, tenero con molto midollo morbido centrale, è utilizzato per fabbricare piccoli oggetti, tra cui giocattoli, cerbottane, cucchiai, pettini. Può essere utilizzato per costruire siepi campestri e come pianta ornamentale. Il Sambuco viene usato in fitoterapia per le sue proprietà diuretiche, sudorifere, lassative, anticatarrali, espettoranti, antireumatiche, antinevralgiche. Nella tradizione popolare i fiori sono usati come rimedio contro i raffreddori, l’influenza e la tosse. Dalla sua corteccia si ricava un unguento cicatrizzante contro le ustioni. In cucina i frutti vengono impiegati, purchè perfettamente maturi, per la preparazione di conserve, gelatine, sciroppi e come colorante naturale. I frutti acerbi possono causare vomito, nausea e dolori addominali. I fiori possono essere fritti in pastella.
Curiosità:
E’ considerato l’albero della gioia e ha spesso goduto della fama di “farmacia degli dei”. Fu considerato albero “scacciadiavoli”, protettivo contro le serpi, i mali e i malefici. Secondo la tradizione nordeuropea le bacchette delle fate erano di legno di sambuco. Pianta tradizionalmente legata all’Acqua e alla Luna.

Nome comune: NOCCIOLO
Nome scientifico: Corylus avellana L.
Nome occitano:
Famiglia: Corylaceae
Caratteristiche:
Grande arbusto cespuglioso a foglie caduche alto fino a 5 mt. con ceppaia pollonante. E’ specie mesofila, resistente all’ombra e al freddo ma con necessità di estati lunghe e calde. Frequente nei sottoboschi è specie pioniera e d’invasione.
La corteccia è di colore grigio-bruno, sottile, liscia da giovane e squamosa dopo i primi anni.
Le foglie sono da ovali a rotonde, cuoriformi alla base e acute all’apice con margine finemente dentato.
I fiori maschili sono precocissimi, riuniti in amenti gialli penduli; quelli femminili sono minuscoli a forma di gemma con stimmi piumosi rossi.
I frutti ovali e legnosi racchiudono il seme commestibile, la nocciola
Impieghi:
Il legno è utilizzato per piccoli lavori di artigianato e intaglio, per la fabbricazione di bastoni e per produrre , soprattutto in passato, carbonella pregiata e polvere da sparo.
Il Nocciolo viene usato in fitoterapia; le foglie come depurativo, tonico e astringente, la corteccia per le sue proprietà cicatrizzanti.
Il frutto è molto gradito a scoiattoli, ghiri e uccelli. Dalla varietà selvatica derivano i cultivar domestici molto utilizzati nell’industria dolciaria.
Curiosità:
Il nome avellana deriva dalla città campana di Avella, nota fin dai tempi dei romani per la produzione di nocciole. Fin dall’antichità l’albero e il frutto simboleggiano la fecondità e la rigenerazione simbolo di primavera, immortalità, fecondità. Viene associato a Mercurio. Un tempo si credeva che i rami di nocciolo proteggessero dai fulmini, dal maltempo e dalle stregonerie. Tradizionalmente le bacchette dei rabdomanti sono di nocciolo.

Nome comune: MAGGIOCIONDOLO
Nome scientifico: Laburnum anagyroides Medicus
Nome occitano:
Famiglia: Leguminosae

Caratteristiche:
Albero di quarta grandezza mai più alto di 12-15m., concorteccia liscia bruno-verdastra, con evidenti lenticelle e irregolarmente fessurata negli individui più invecchiati.
Le foglie trifogliate, alterne sono verdi sulla pagina superiore e azzurrognole pubescenti su quella inferiore. Il margine è intero.
I fiori sono a corolla papilionecea, riuniti in lunghi racemi lassi di color giallo.
I frutti sono legumi di colore verde che seccandosi assumo colore nero.
È specie eliofila, pioniera di suoli anche piuttosto asciutti e sassosi.

Impieghi:
Si utilizza in opere di recupero ambientale e in montagna come specie preparatoria di impianti di bosco e si presta anche alla creazione di siepi.
E’ apprezzata come specie ornamentale per la bellezza della fioritura.Attenzione, è una pianta con un’elevata tossicità pertanto soprattutto bisogna sorvegliare i bambini per evitarne l’ingestione dei frutti o altre parti.
Il legno un tempo veniva impegnato per piccoli lavori di tornio o scultura e il durame era richiesto come sostituto dell’ebano. I collari delle capre spesso erano ricavati dal maggiociodolo.
In fitoterapia, come molte altre piante tossiche, si sfruttano le sue proprietà ad azione purgativa e come colagogo.

Curiosità:
I frutti tossici per l’uomo sono appetiti da molti uccelli e il nettare dei fiori profumatissimi dalle api. Alcuni animali selvatici come, lepri, conigli e cervi se ne possono cibare senza problemi e per questo è ritenuto una pianta magica.
Un tempo la corteccia fibrosa si utilizzava come vimini per legacci da vite e anche come paleria in quanto molto resistente a contatto con il suolo.

Nome comune: ROVERE
Nome scientifico: QUERCUS petraea (Mattuschka) Liebl.
Nome occitano:
Famiglia : Fagaceae
Caratteristiche:
Albero di prima grandezza alto fino a 30-35 m., deciduo, molto longevo e dalla crescita lenta. Predilige suoli sassosi e ben drenati in quanto teme il marciume radicale dovuto al ristagno di acqua.
La corteccia è di colore grigio-bruno, liscia nei giovani esemplari e poi finemente fessurata .
Le foglie sono semplici, alterne, con massima larghezza nel terzo mediano, lobate, glabre su entrambe le pagine.
I fiori maschili sono amenti gialli e penduli, quelli femminili sono piccoli e sessili. Si sviluppano in concomitanza con le foglie.
I frutti sono acheni, le ghiande, ovato-allungate, sessili, spesso a gruppi.
Impieghi:
Il legno è del tutto simile a quello della farnia (Quercus robur L.); è pesante e durevole, molto pregiato per la costruzione di mobili e parquet. Utilizzato nelle costruzioni edilizie, per travature, per la costruzione di doghe per botti per l’invecchiamento dei vini e per la produzione di carbone. Viene inoltre utilizzato come ottimo combustibile.
In fitoterapia si utilizza la corteccia per le sue proprietà astringenti, antinfiammatorie e leggermente antisettiche.
Curiosità:
Il nome del genere secondo alcuni è formato da due parole celtiche,” Kaer” “quer” = bell’albero, cioè l’albero per eccellenza; secondo altri deriva dal greco Ruvido e indicherebbe la corteccia ruvida degli alberi appartenenti a questo genere. l nome specifico (petraea) indicherebbe il fatto che la pianta ama i luoghi pietrosi ben drenati.
La simbologia classica considera le querce simbolo della fertilità dei mesi solari, ma soprattutto simboleggiava la salda protezione, la forza primordiale e l’abilità di sopravvivere anche nei periodi più difficili. Inoltre simboleggia la longevità, il potere, la resistenza, l’immortalità e l’orgoglio. Le ghiande presso i Greci erano simbolo della fecondazione della Dea Terra da parte di Zeus. Secondo la credenza popolare la vigilia di Natale bisogna far ardere sul fuoco un ciocco di quercia, poiché essa è simbolo di rinascita, di avvento, di luce che torna dopo il buio.

Nome comune: SORBO DEGLI UCCELLATORI
Nome scientifico: Sorbus aucuparia L.
Nome occitano:
Famiglia : Rosaceae
Caratteristiche:
Albero alto fino a 10-15 m., più spesso a portamento di arbusto, deciduo, con chioma leggera e rada. Specie di mezz’ombra pioniera, esige elevata umidità atmosferica.
La corteccia è di colore grigio, liscia con lenticelle evidenti.
Le foglie sono composte, imparipennate, formate da 13-15 foglioline lanceolate, acuminate con margine seghettato. In autunno assumono un bel colore rosso.
I fiori sono piccoli, bianchi e profumati, riuniti in corimbi che sbocciano a maggio-giugno dopo che sono nate le foglie.
I frutti sono piccole bacche rosse tondeggianti dal sapore acidulo
Impieghi:
E’ adatta oltre che per interventi di recupero ambientale anche come siepi e filari e come albero ornamentale anche se lontano da ambiente montano vegeta stentatamente.
Il suo legno era impiegato per fabbricare i manici degli utensili. I frutti vengono utilizzati in fitoterapia per le proprietà dietetiche, astringenti, antinfiammatorie e lenitive.
Curiosità:
Il nome del genere, deriverebbe da due parole celtiche con il significato di aspro e pomo; l’epiteto specifico deriva dal latino “aucupium” = uccellagione, indica che i suoi frutti sono appetiti dalla piccola avifauna migratoria e proprio per questo viene tradizionalmente piantato vicino agli appostamenti fissi per la caccia.
Per il fogliame rado che permette all’erba di crescere sul terreno sottostante, il Sorbo degli uccellatori simboleggia il ritorno della luce dopo le tenebre invernali. Contemplato dai Celti come albero dell’Aurora dell’anno, il sorbo era anche considerato sacro, perché i suoi frutti erano nutrimento degli dei e veniva piantato accanto alle case e alle stalle affinchè le proteggesse dai fulmini, dagli spiriti malefici e dalle streghe.

Nome comune: FRASSINO
Nome scientifico: FRAXINUS excelsior L.
Nome occitano:
Famiglia : Oleaceae
Caratteristiche:
Albero di seconda grandezza alto fino a 30 m., deciduo, fusto diritto e slanciato, radici sviluppate, accrescimento rapido e poco longevo; grosse gemme opposte di colore nero. E’ specie mesofila, eliofila o di mezz’ombra, tipica dei suoli freschi e di substrati ricchi.
La corteccia è di colore grigio-verdastro con macchie scure negli esemplari giovani; bruna e fessurata longitudinalmente in quelli adulti
Le foglie sono opposte, imparipennate, formate da 5-7 coppie di foglioline sessili che d’autunno virano al giallo pallido.
I fiori maschili sono globosi e nerastri, quelli femminili più allungati e violacei
I frutti sono samare allungate riunti in grappoli penduli che d’inverno persistono sull’albero e di disseminano tramite l’azione del vento.
Impieghi:
Il legno di colore chiaro, rosato con belle venature è utilizzato per la produzioni di mobili; grazie alla resistenza e all’elasticità si usa per ricavarne manici per attrezzi da lavoro. Fino agli anni ’50 era ricercato per fabbricare sci, remi, alberi di barche, racchette da tennis e bastoni da hockey.
Fornisce anche legna da ardere di buona qualità. Il Frassino viene usato in fitoterapia ad uso interno per le sue proprietà diuretiche, analgesiche, toniche, febbrifughe, lassative ed antinfiammatorie, mentre per uso esterno vanta proprietà tonificanti. Nella medicina popolare l’infuso di foglie di Frassino è usato come diuretico e antinfiammatorio.
Curiosità:
In passato è stato largamente diffuso dall’uomo ai margini dei prati e presso le borgate in quanto forniva frasche che tagliate ed essiccate durante l’estate fornivano foraggio per gli animali domestici durante i lunghi mesi invernali. Dopo l’abbandono di queste pratiche dovute all’abbandono della montagna e ad una pratica agricola più redditizia, da queste piante si sono generati boschi d’invasione.
Secondo la mitologia greca, la lancia di Achille era di frassino ed era stata levigata dalla dea Atena ed appuntita da Efesto (Vulcano), il dio del fuoco della tecnologia e dell’ingegneria. I Celti, in Irlanda, consideravano il Frassino simbolo di rinascita e legavano al suo potere guarigioni miracolose. Nel Medioevo si credeva che il frassino allontanasse gli spiriti maligni.